lunedì 21 maggio 2012

UNIVERSITA' - LA RAPPRESENTANZA STUDENTESCA AIUTI A PERSEGUIRE OBIETTIVI

Siamo tutti oramai consapevoli del fatto che le Istituzioni sociali vivono oggi, nella nostra Nazione, un periodo fortemente tormentato (dovuto ad una crisi economica di risonanza globale che assume nei diversi contesti nazionali aspetti più o meno inquietanti) che vede messo a rischio di cancellazione l’intero sistema occidentale del Welfare.
All’interno di tale scenario l’Università italiana - stretta nella morsa di una riforma economica penalizzante, che ha previsto e attuato forti tagli ai finanziamenti agli Atenei e alla Ricerca Scientifica, e di una riforma strutturale (Legge Gelmini) che ha sradicato alcuni dei caratteri fondamentali del valore pubblico e collettivo dell’istruzione superiore e della ricerca – corre elevati rischi di ulteriore destabilizzazione e perdita del valore e del ruolo storicamente assunto.
Ciò che è accaduto negli ultimi due anni in termini di reazione a tale situazione - da parte di studenti, docenti, ricercatori, Conferenza dei Rettori – è cronaca superflua da riportare, non perché non importante, bensì perché, a noi tutti, nota.
Come nota e condivisa dovrebbe essere la necessità di mantenere presente e viva la preoccupazione per ciò che sta sopravvenendo….. così come quella di non abbassare la guardia rispetto ai rischi di affossamento che l’Università pubblica corre, sia in termini di qualità che di presenza capillare sul territorio nazionale.
Ritengo inoltre che l’Università italiana nel corso degli ultimi anni abbia perso di vista i veri contenuti di quelli che dovrebbero essere i suoi punti fermi: formazione e ricerca. O meglio che si sia avviata verso una deriva in cui questi due termini assumono accezioni ed esprimono contenuti molto diversi da quelli originari. Una deriva in cui le forme di specializzazione (del laureato e del prodotto della ricerca) e la richiesta di una loro spendibilità/vendibilità tout court, ne hanno svilito il reale senso culturale assoggettandolo a logiche di solo mercato. Svilendo il senso di essere comunità culturale, di essere prima di tutto persone, di produrre prima di tutto idee. Ed è questo reale senso culturale dell’Università che, forse, dovremmo tentare di recuperare appieno.
Alla luce di quanto detto e nella convinzione che L’Università sia da intendersi come una Comunità, come un “fatto collettivo”, da pensare e vivere unitariamente, ritengo che questo momento di grandi difficoltà potrà essere superato soltanto in una logica organica e condivisa, che ripensi e recuperi il vero ruolo dell’Istituzione Università in termini “pubblici e nazionali” piuttosto che “privatistici e locali”.
È per tale motivo che ritengo opportuno richiamare la Vostra attenzione sulla necessità di una costante interlocuzione e interazione che, attraverso gli organi di rappresentanza studentesca, ci permetta di concentrarci sui reali obiettivi da perseguire su scala nazionale al fine di approntare le adeguate strategie per il loro raggiungimento.