sabato 30 ottobre 2010

APERTURA CORSO DI LAUREA IN URBANISTICA

Prima di esporre il mio breve intervento, mi preme vivamente ringraziare tutti coloro che sono intervenuti a quest’evento.
Un evento all’insegna della legalità, un evento all’insegna della cultura e della formazione.
Mi preme ringraziare, in particolar modo, il professore Enrico Costa.
Ringraziamenti non di circostanza, ma ringraziamenti sinceri.
Ringraziamenti all’uomo Enrico Costa, perché prima di essere studenti docenti professionisti, caro professore, si è donne e uomini, si è persone.
Ed è per questa sua capacità di essere persona che io la voglio ringraziare, prima di tutto, nonché per l'impegno che ha profuso e che continua a profondere per questa Facoltà e per il Corso di Laurea in Urbanistica.
Non nascondo la mia emozione nel vivere questa giornata.
Emozione, dovuta al fatto che per essere qui, oggi, assieme ai nostri colleghi del primo anno e con la dignità di essere un Corso di Laurea a tutti gli effetti e non un vecchio elefante che si incammina verso il suo cimitero, abbiamo dovuto condurre più di una faticosa battaglia all’interno del Consiglio di Facoltà.
Di questa “nostra” Facoltà che, all’inizio di questo anno accademico, volendo probabilmente dimenticare il suo passato, fatto di una storia certa, pur di assicurarsi un incerto futuro, ha utilizzato uno sguardo miope (o sarebbe meglio dire strabico, in quanto concentrato su un unico enorme puntino) cercando di impedire l’avvio dei primi anni delle lauree, triennali e magistrali, in Storia e Conservazione e in Urbanistica.
Oggi possiamo ritenerci soddisfatti, perché queste battaglie sono state vinte, anche se siamo ben coscienti che la guerra è ancora tutta da combattere.
Non possiamo, inoltre, non ricordare gli avvenimenti dei giorni scorsi che hanno portato l’intero Ateneo ed in particolar modo la Facoltà di Architettura sotto i riflettori e su tutte le testate giornalistiche nazionali e locali.
Avvenimenti che hanno portato alla luce una ferita che ha lacerato le coscienze della parte sana (che è poi la massima parte) di chi in questa Facoltà studia, lavora, vive.
Ma oltre ai seri fatti locali cui ho accennato altri e gravi problemi affliggono l’Università.
Cari ospiti,  cari professori  e cari colleghi cos’è diventata l’Università nell’ultimo decennio???
Ritengo che l’Università italiana nel corso degli ultimi anni abbia perso di vista i veri contenuti di quelli che dovrebbero essere i suoi punti fermi: formazione e ricerca.
O meglio che si sia avviata verso una deriva in cui questi due termini assumono accezioni ed esprimono contenuti molto diversi da quelli originari.
Una deriva in cui le forme di specializzazione (del laureato e del prodotto della ricerca) e la richiesta di una loro spendibilità/vendibilità, ne hanno svilito il reale senso culturale assoggettandolo a logiche di solo mercato.
Svilendo il senso di essere comunità culturale, di essere prima di tutto persone, di produrre prima di tutto idee.
Ed è questo reale senso culturale dell’Università che, forse, nel nostro piccolo, dovremmo tentare di recuperare appieno.
Oltre le contingenze che vedono noi studenti, per primi, pagare le conseguenze di una manovra economica che penalizza fortemente le Università Pubbliche e di una Riforma che sempre più ci condurrà alla suddetta deriva.
Oltre le rivendicazioni, sacrosante, che abbiamo fatto e continueremo a fare (ricordo che domani ci sarà un consiglio di facoltà dedicato al problema “tassa fissa”).
Oltre tutto ciò, il mio invito di oggi è rivolto principalmente al recupero di questo reale senso culturale dell’Università.
Un reale senso culturale di cui, nel nostro Corso di Laurea, penso di poter ravvisare molto più che una labile traccia.

Perché è frutto di un progetto formativo complesso e completo.

Perché possiede un potenziale da esprimere e, soprattutto, donare ai territori di appartenenza, svolgendo un ruolo attivo, divenendo una sorta di “laboratorio permanente”, di conoscenza dei luoghi e dei loro abitanti, di produzione e responsabile proposizione di sempre nuova progettualità.

Perché ha saputo instaurare forti legami con il territorio di appartenenza, con le sue problematiche, visibili e non.

E le tematiche ed i partecipanti a questo nostro incontro di oggi ne sono testimonianza.

E con l'augurio che le politiche interne della Facoltà di Architettura e dell’Ateneo, non compromettano  il futuro di questo storico e prestigioso corso di laurea dico che nonostante tutto
L’urbanistica è viva. evviva l’urbanistica. 
MP

martedì 19 ottobre 2010

CONSIGLIO DI FACOLTA'

L’attuale situazione  dell’Università in Italia è cosa nota, ma ci preme, in apertura di questo nostro intervento, porre l’accento su alcune questioni nodali, affinché risulti chiaro come le nostre istanze non abbiano un mero senso di rivendicazione corporativistica di diritti a noi dovuti né, tantomeno, di illogiche richieste di una componente della collettività di Ateneo che si pone in termini di mera contrapposizione rispetto alle altre.
Siamo infatti consapevoli del fatto che tutte le Istituzioni sociali vivono oggi, nella nostra Nazione, un periodo fortemente tormentato (dovuto ad una crisi economica di risonanza globale che assume nei diversi contesti nazionali aspetti più o meno inquietanti) che vede messo a rischio l’intero sistema occidentale del Welfare.
All’interno di tale scenario l’Università italiana - stretta nella morsa di una riforma economica penalizzante, che prevede come è noto forti tagli ai finanziamenti agli Atenei e alla Ricerca Scientifica, e di una riforma strutturale (DDL Gelmini) che mina alla base alcuni dei caratteri fondamentali del valore pubblico e collettivo dell’istruzione superiore e della ricerca – corre elevati rischi di destabilizzazione e perdita del valore e del ruolo storicamente assunto.
Ciò che sta accadendo in termini di reazione - da parte di studenti, docenti, ricercatori, Conferenza dei Rettori – è cronaca superflua da riportare, non perché non importante bensì perché, a noi tutti, nota. Come nota e condivisa dovrebbe essere la necessità di mantenere presente e viva la preoccupazione per ciò che sta sopravvenendo, così come quella di non abbassare la guardia.
Tale situazione fa sì che, anche nel nostro Ateneo, l’anno accademico inizi avvolto in un’aura di grande incertezza e che questa, e le sue conseguenze, sembrino pesare unicamente, o in maniera preponderante, su una delle componenti della collettività universitaria, e cioè su quella studentesca, che si è vista gravata - in una già difficile situazione economica che investe le famiglie del Paese e quelle del Mezzogiorno in particolare – di ulteriori oneri finanziari, cui non corrisponderanno, peraltro, adeguati servizi.
Alla luce di quanto detto e nella convinzione che L’Università sia da intendersi come una Comunità, come un “fatto collettivo”, da pensare e vivere unitariamente, comprendiamo come questo sia un momento di grandi difficoltà che soltanto in una logica di “Unità” potrà essere superato. Ma riteniamo pure che questa logica di “Unità” debba manifestarsi mediante una condivisione dei “sacrifici” necessari al superamento della crisi e non unicamente o prevalentemente tramite la penalizzazione di una delle componenti di tale Comunità, in questo caso quella più debole, quale quella studentesca.
È per tale motivo che riteniamo opportuno richiamare la Vostra attenzione sulla necessità di interloquire e interagire con noi, prendendo in considerazione le nostre istanze e comprendendo come  l’essere compartecipi con chi è più in difficoltà, con chi più subisce gli effetti della precarietà e dell’incertezza, con chi sente il “peso” della parola futuro,  sia non una possibilità, bensì un dovere che la “Comunità Università” deve sentire come prioritario.